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Giugno. È una finestra ideale per attività di hardening e patching programmato: mettere ordine nella gestione degli accessi, nella segmentazione della rete e nei processi di backup e ripristino consente di evitare interventi urgenti nei mesi successivi e rende la continuità operativa più solida e difendibile.
Dichiarare di avere dei backup non significa necessariamente essere in grado di ripartire: lo si scopre solo quando si esegue un test reale di restore.
Se stai lavorando su compliance e resilienza, l’obiettivo non è “fare molte attività”, ma realizzare poche azioni efficaci, testarle e conservarne evidenze verificabili.
Di seguito trovi un approccio pratico pensato per aziende che operano in Lombardia.
Contesto operativo del mese
In questo periodo dell’anno si prendono decisioni che influenzano il trimestre successivo: priorità operative, allocazione del budget, tempi di risposta e capacità di dimostrare in modo documentato le attività svolte.
Se si interviene solo in situazioni di urgenza — ad esempio durante un audit, una richiesta di un cliente o un incidente reale — il lavoro risulta meno efficace e le evidenze prodotte sono spesso meno solide e difendibili.
Criteri di qualità (cosa deve essere vero al termine)
Al termine dell’attività dovrebbe essere possibile dimostrare che:
- è adottata una strategia di backup 3-2-1 (o equivalente), con copie immutabili dove possibile
- vengono eseguiti restore test periodici con misurazione di RTO e RPO
- esiste un runbook di ripristino con procedure e contatti operativi
- è disponibile un report di test utilizzabile come evidenza documentale
Passo-passo operativo
Mappa i sistemi critici
Identifica i sistemi essenziali per il business e definisci RTO e RPO realistici.
Verifica l’architettura dei backup
Controlla frequenza, retention, isolamento delle copie e gestione delle credenziali.
Esegui un restore test su un sistema campione
Misura i tempi di ripristino e individua eventuali criticità.
Redigi un report di test
Documenta ciò che è stato testato, l’esito delle verifiche e le azioni correttive da intraprendere.
Errori comuni da evitare
avere backup disponibili ma non testare mai il ripristino
mantenere backup accessibili con le stesse credenziali potenzialmente compromettibili
non disporre di un runbook di ripristino, improvvisando in caso di incidente
non definire RTO e RPO, generando aspettative irrealistiche
Checklist finale
Prima di chiudere l’attività verifica che:
- siano definiti RTO e RPO per i sistemi critici
- sia stato effettuato un restore test negli ultimi 90 giorni
- i backup siano isolati o immutabili, dove possibile
- esista un report di test utilizzabile come evidenza